Una situazione già vissuta, una domanda maliziosa e divertente, e io crollo. Non credevo di sbroccare. No. Dopotutto, ho sempre sentito in me una porzione di dolore mista al più evidente compiacimento imbarazzato. Questa volta, invece, c’era solo il dolore. E avrei voluto essere quella che ero un anno e mezzo fa, che sentiva ancora un po’ di quell’onnipotenza da quindicenne in ritardo. Perchè io, un anno fa, il dolore lo sapevo condividere con quelli a cui volevo davvero bene.
Ho usato i 12 mesi precedenti a darmi delle priorità, nel risolvere le questioni che sentivo necessarie. Ne ho affronata una, poi ci ho dato a mucchio. Sono passata alla seconda, e non so sinceramente come sia andata. Poi poi poi. E poi sono arrivata ad aver trascurato cose che mi sembrano ormai senza possibilità di evoluzione, oltre che di eradicamento.
Quando perdo l’abitudine all’intimità intellettuale, poi mi succede così. Divento una donnetta incomprensibilmente sofferente. Non che speri che la gente mi legga nel pensiero, no!! Solo, l’istinto di scappare soverchia ogni cosa, facendomi sembrare isterica e assurda mentre provo a combatterlo con le armi della razionalità.
Non ho più niente da perdere, come direbbe qualcuno. Non lo so. Non ho voglia di provare di nuovo quei picchi di sofferenza. Non sono nella mia fase eroica. Piuttosto, vorrei che la soluzione mi fosse calata dal cielo. Oppure, un nuovo e sconosciuto punto d’attrazione.
Oppure si, anche una bella scopata.

2 Commenti
A volte è bello che non ci siano le parole per esprimere le cose, o che siano state irrimediabilmente perse. I silenzi sono sempre molto eloquenti. Non credo di aver mai assistito ad un silenzio che non mi abbia detto molte cose: quello che segue ad una rivelazione, quello che preannuncia una cosa importante,quello che inframezza parole che non riescono ad uscire di bocca,quello che sembra averti ormai svuotato dentro e tuttavia ha preso il posto di ogni cosa.Forse avresti voluto dire, forse avresti dovuto dire…
Su una cosa hai indubbiamente ragione, nessuno ti suggerirà una soluzione e se tu non la prenderai da te, la situazione non prenderà affatto una piega di neutralità.
Anche a me piacciono i silenzi eloquenti, ma essi lo sono (eloquenti) se si è sicuri che l’altra persona leggerà qualcosa in quel silenzio. Io non lo sono più perchè appunto, ho perso quell’intimità che mi permetteva di esserlo.
Poi, odio perdere le parole, o trovarle solo nel momento sbagliato, prima o dopo l’istante in cui sarebbero servite. Mi sento ancora di più una donnetta stupida.