Le congiunzioni astrali fanno sì che io passi una settimana da teen drama, ogni tanto.
Si, si, lo so che sono io che mi incasino e non è colpa degli dei, ma lasciatemela mettere giù così, che è ben più divertente.
Evviva le pasquette di recrudescenza, e i giorni successivi di straniamento. Evviva quelli che mettono insieme i pezzi dei puzzles. Quelli con cui posso non misurare le parole. Quelli che partono e nemmeno mi abbracceranno. Quelli con cui parlo una volta l’anno e mi capiscono come se ci vedessimo tutti i giorni. Evviva quando gli impegni degli altri cadono proprio nel momento sbagliato. Quando le situazioni che prima mi facevano rabbrividire, ora tristemente non mi fanno nemmeno sogghignare.
Evviva quelli che mi vedono piangere e se ne vanno a pranzo.
Una delle cose migliori dell’ultimo periodo, è che sono tornata a parlare quasi senza filtri con una persona con cui ne avevo messi a bizzeffe, e l’averlo fatto quasi senza accorgermene.
La cosa peggiore, invece, è che ho capito di doverne lasciar andare un’altra, perché non è più quella che credevo (o non lo è mai stata), e anche perché non voglio star male per qualcuno che mi vuol bene un millesimo di quanto gliene voglio io, qualcuno che non mi vede, qualcuno per cui ero il mondo e ora sono solo uno dei tanti suoi satelliti. Ma questa è un’altra questione…
Io parlo, parlo, parlo, e tutti mi dicono che non sto risolvendo, che sono sempre lì a girare intorno alle stesse questioni, alle stesse illusioni di equilibrio. Alle stesse iniziali. Insomma, che non voglio chiudere e lasciarmi le persone alle spalle. Eh, no, non voglio, in effetti.
Insomma, negli ultimi giorni non è che me ne siano capitate di tutti i colori. Però era da un po’ che non sentivo questo fermento di pensieri, sofferenze, parole e abbracci. Di voglia di aprirmi, di condividere, di mettermi in pericolo.
Non c’è stato nessun deus ex machina, nessuna manna dal cielo, nessuna situazione da la vita imita l’arte. Cioè, magari una un po’ si, ma solo un po’.
Semplicemente, scrivo di nuovo in triadi, e questo è un buon segno.
Si, era tanto che non parlavo.

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