Pochi minuti fa sono tornata a casa dopo un concerto mentalmente nostalgico, ho acceso il computer, aperto Gmail per controllare la posta e ho pensato “chissà se c’è qualcuno connesso”.
E mi è tornato in mente di una notte, un anno e mezzo fa, quando, dopo un concerto, sono rimasta a casa del mio moroso; lui è andato a dormire subito, mentre io mi sono seduta al PC per calmare un po’ il cattivo umore (era stata una serata mentalmente stancate e fastidiosa), e per coltivare la mia sete di indipendenza da lui facendo qualcosa per conto mio. Ho trovato connesso quello che sarebbe diventato, nella mia mente, per quell’estate, il mio compagno di sbronze. Abbiamo parlato per quasi un ora e mezza.
Sono andata a cercare la chat nella cronologia, e l’ho trovata.
L’ho letta, e mi sono commossa. Perchè ricordo ogni cosa. Come mi sentivo arrabbiata, delusa e stanca. Come avevo voglia di divertirmi e di scappare dalla pesantezza che mi sentivo ogni momento addosso. Ricordo che mi sentivo come una bambina cattiva che disubbidisce ai genitori, stando a chattare con lui fino alle 3 e mezza. E che non mi importava, perchè era quello di cui avevo voglia e sete.
Ho passato un estate meravigliosa e dolorosa, quell’anno. Ho scoperto di avere un amico, e che non è così difficile e faticoso trovarne altri. Ho scoperto come si vive nel mondo senza avere sempre qualcuno che ti protegga. Ho sentito di voler perdere questa protezione perchè mi soffocava. Quell’estate, mi hanno tenuto a galla solo le nottate passate sul tetto di un supermercato, nei parchetti, nei garage sotterranei, nei pub per nottambuli. A prendere due birre alla volta in un bicchiere di plastica, che il locale sta per chiudere. A parlare a ruota libera per ore con una naturalezza che non sapevo di avere. A farmi scaricare a forza dalla macchina alle 4 del mattino, ubriaca, e a svegliarmi alle 8 per andare in laboratorio ancora ubriaca. Se non ci fosse stato questo, se questo amico non mi avesse allenato all’amicizia e al non aver paura della vita, se non mi fossi finalmente svegliata dal letargo, sarei ancora lì, senza evoluzioni, sempre uguale a me stessa, in un ruolo che non sentivo mio, insoddisfatta e spenta .
Tutto questo, l’ho letto nelle nostre parole di quella chat di tarda notte. Ho risentito il fermento che avevo nello stomaco. E mi sono commossa perchè mi mancano le nostre chattate così spontaneamente importanti (se volessi prendermi in giro, direi emo.. :) ), e mi manca qualcuno a cui aprirmi come facevo quell’estate, che mi mostri il libretto di istruzioni senza sapere di averlo.
Mi mancano le chat di tarda notte, o meglio, mi manca l’archetipo della serata passata a parlare del senso della vita senza accorgermene. Tutto qui. E, purtroppo, non è poco.

2 Commenti
Meglio guardare in faccia l’interlocutore…chissà le emozioni forse sono più coinvolgenti
Si, vabbè, le solite banalità.
Il post riguarda quello che mi succedeva dentro in quell’estate e il rapporto che avevo con questo mio amico, non il fatto che quella volta sono stata a chattare fino alle 3 con lui, mi sembrava chiaro.