emo

faccio gente, vedo cose

03 November 2008

Pensieri sparsi nella serata post-mortacci

pubblicato da Se alle 0:42

Halloween è passato anche quest’anno, di nuovo senza spargimento di sangue.

Ho la carne greve al collo e ai polpacci. Solo per aver ballato. Sono un cadavere.

L’ubriacatura è stata del grado giusto. Niente vomitilla, niente molestia.

Alcuni momenti di oscurità si sono presentati. Non li ho affrontati con saggezza, come al solito, ma rifugiandomi nel body bag.

Ho continuato a guardare la camera di fianco al bagno con Mah…. come sottotitolo.

Ho letto poco, mangiata una quantità di patatine non appropriata al’evento e sentito lo spirito del luogo piuttosto lontano da me.

Forse perchè mancava Vanity Fair. O forse no.

Mi sono preoccupata di tutto quello che poteva turbarmi, senza invece cercare ciò che volevo.  Sono delusa e turbata.

Sto guardando High School Musical 1. E no, non mi sta piacendo.

faccio gente, vedo cose

30 October 2008

Una semplice ballata come esperienza mistica.

pubblicato da Se alle 2:20

Sul momento non me ne sono resa conto. Solo dopo, sul treno, di notte, tornando a casa. Oggi ho riassaggiato e riconosciuto cosa mi manca così tanto della mia vecchia vita. Non baratterei ciò che non ho ora con cosa avevo allora, ma quello resta comunque qualcosa che rimpiango ed anelo.

Un uomo seduto sul letto che suona la chiatarra, e io lì di fianco che leggo, dormicchio e ascolto. L’ipnotico meccanismo del cercare gli accordi giusti accompagnandosi con la voce. Io guardo, ascolto ed assorbo, e mi sento immersa totalmente. Ammiro e giudico. Mi perdo ma capisco.

Era tanto, e mi mancava.

Lo avevo dimenticato. Non mi si incanta solo con le parole.

faccio gente, vedo cose

02 September 2008

Benedetto il mio ermetismo?

pubblicato da Se alle 20:18

Una situazione già vissuta, una domanda maliziosa e divertente, e io crollo. Non credevo di sbroccare. No. Dopotutto, ho sempre sentito in me una porzione di dolore mista al più evidente compiacimento imbarazzato. Questa volta, invece, c’era solo il dolore. E avrei voluto essere quella che ero un anno e mezzo fa, che sentiva ancora un po’ di quell’onnipotenza da quindicenne in ritardo. Perchè io, un anno fa, il dolore lo sapevo condividere con quelli a cui volevo davvero bene.

Ho usato i 12 mesi precedenti a darmi delle priorità, nel risolvere le questioni che sentivo necessarie. Ne ho affronata una, poi ci ho dato a mucchio. Sono passata alla seconda, e non so sinceramente come sia andata. Poi poi poi. E poi sono arrivata ad aver trascurato cose che mi sembrano ormai senza possibilità di evoluzione, oltre che di eradicamento.

Quando perdo l’abitudine all’intimità intellettuale, poi mi succede così. Divento una donnetta incomprensibilmente sofferente. Non che speri che la gente mi legga nel pensiero, no!! Solo, l’istinto di scappare soverchia ogni cosa, facendomi sembrare isterica e assurda mentre provo a combatterlo con le armi della razionalità.

Non ho più niente da perdere, come direbbe qualcuno. Non lo so. Non ho voglia di provare di nuovo quei picchi di sofferenza. Non sono nella mia fase eroica. Piuttosto, vorrei che la soluzione mi fosse calata dal cielo. Oppure, un nuovo e sconosciuto punto d’attrazione.

Oppure si, anche una bella scopata.

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26 August 2008

Un metapost al giorno toglie lo psicanalista di torno

pubblicato da Se alle 2:40

Questi ultimi viaggi in treno mi scatenano una gran volgia di scrivere post. Me ne creo almeno due a volta. Poi arrivo a casa, ed è tutto sparito. Sia le parole che la voglia.

Ultimamente non sono mai soddisfatta di quel che scrivo. Ho una grande urgenza di farlo, e per questo, poi, non li curo. C’è poi che vorrei scrivere di tanto altro, non pubblicabile così pubblicamente (sigh..), quindi, quando mi trovo in questo luogo succedaneo della famigerata pagina bianca, riesco a trovare le parole giuste solo per i miei pensieri più privati.

si si, lo so, che palle…

Fra una settimana dovrò tornare alla solita routine. Il problema è che per me la routine sarà fatta primariamente delle solite questioni irrisolte che si portano dietro nostalgie che si portano dietro rabbie che si portano dietro paranoie e che alla fine, in tutto questo marasma, fanno nascere un grande e solenne ’sticazzi!! , il quale mi fa ancora sperare in un cambiamento. Sempre per la questione che se vuoi, puoi.

Dopo quest’ultimo periodo piuttosto intricato rispetto al mio solito fraseggiare, mi ritiro nel mio sonno e spero in una non lontana epifania.

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17 August 2008

Un agosto pieno di boh

pubblicato da Se alle 0:12

Questa estate non sta andando per niente come speravo. Ma comunque…

Ho passato una settimana a parlare di uomini. Ne ho abbastanza. Se almeno ci fossero, sarebbe più divertente, parlarne. Così, mi sembra di sprecare tempo e aria.

Ho visto Trieste. Ho visto il mare e mi sono goduta il vento. Ho ricevuto confidenze. Ho riso per 4 giorni senza che fosse mai troppo. Ho letto poco, parlato tanto e comprato cinque libri e una camicia. Non ho trovato nessun negozio di dischi. Ho scoperto che gli uomini triestini sono molto disponibili e gentili (non ho mai ricevuto tante offerte di aiuto ad orientarmi in vita mia). Ho inveito contro il comune di Trieste che spreca le proprie attrattive culturali (il museo su Svevo e Joyce… non andateci, non fatelo mai! Una vergogna…). Ho bevuto birra sul lungomare e fatto tante foto. Non ho controllato la posta nemmeno una volta.

Poi sono tornata, a non c’era nessuno. E avrei voluto parlare con i miei amici, ma non c’erano. Stasera neppure. Sono a corto di parole. Di pensieri e di volontà. Quello che vorrei dire, qui non lo posso dire. E forse nemmeno in altri luoghi e con altre forme linguistiche.

Insomma, questo è la prima estate da un po’ senza nessun leit motiv. Troppo tardi per crearmene uno. Nessuno che mi darebbe corda. Passo il tempo a cercare riempitivi per non pensare. Io l’estate volevo mi ricaricasse. Sta succedendo il contrario.

Mi ci vorrebbe un nuovo guastatore. O una nuova nazione.

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19 July 2008

Mi stupisco di non stupirmi

pubblicato da Se alle 14:16

Sai quando l’altro giorno ho detto che la sera non mi sarei divertita? Beh, era una stronzata.

Sento ancora gli strascichi di divertimento, dopo tre giorni. Abbiamo passato la serata a bere birra, seduti nel solito posto, a straparlare, ridere. Insomma, siamo stati abbastanza molesti. Ed è stato quello il bello.

Non ho guardato l’ora per tutta la sera.

Sono finita a camminare per le vie del centro parlando e parlando e ascoltando. E non mi sono stupita nemmeno io. Fino alle 3, quando ho guardato l’ora per la prima volta. Le quattro birre, la compagnia, le parole giuste mi hanno fatto sentire di nuovo soddisfatta e gioiosa. E, quando mi sono resa conto di aver perso la busta con tutto il lavoro delle precedenti 5 settimane, non è arrivato il panico ma il pensiero “beh, io a ritrovarla ci provo. se non ce la fò, ’sticazzi.”.

Si, beh, l’ho ritrovata. La mia fortuna è superata solo dalla mia sbadataggine. Come qiuando sono riuscita a perdere nella stessa sera portafoglio e cellulare, e a non accorgermene. Poi mi hanno ridato tutto, 90 euro all’interno del portafoglio compresi. L’anno scorso mi sarei stupita di un sacco di cose di cui ora non mi stupisco più.

Quello che ho imparato, e che ormai è diventato familiare, è:

  • Sono sbadata. Perdo le cose. Poi le ritrovo. Intonse.
  • Dò troppa fiducia alle persone. Le vedo in una nuvola di sincerità e consapevolezza. Poi mi accorgo che non sono come credevo. Che possono farmi del male e non accorgersene. Oppure farlo apposta. Oppure non essere capaci di non farlo.
  • Sono fragile. Non posso cambiare e diventare forte. Posso solo riuscire a gestire il mio essere fragile.
  • Guardo sempre al passato, e lo rivoglio. Anche se ne odiavo ogni momento.
  • Ho bisogno di un pubblico. Non so mai se la mia voglia di parlare di me stessa sia un aprirmi o un fare lo show. Ho sempre bisogno di qualcuno intorno che mi ascolti e mi conosca. Che faccia lo stessso con me. Che non mi giudichi.

Non mi stupisco se entro in un palazzo nuovo disabitato e lo esploro tutto. Se rubo due bicchieri di weissbier. Se ancora capisco che le persone davvero mi piacciono solo dopo chiachierate alcoliche notturne. Per questo non vorrei mai tornare a casa, la sera. Per avere la possibilità, ogni volta, di suggellare con tutti loro, in quel modo, la mia amicizia.

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13 July 2008

Sabato sera

pubblicato da Se alle 0:41

Ho mal di testa. Gli occhi secchi e gonfi per il troppo ventilatore. Troppo caldo per sentirmi rilassata.

Ho guardato 5 puntate della quinta serie di L-Word.

Ho perso il concerto di Daniele Silvestri perchè sono troppo stanca, in letargo, di malumore, sola.

Ho voglia di dormire da quando mi sono alzata.

….

Vorrei svegliarmi e aver voglia di tutti voi.

Ma non credo sarà così.

Non ne posso più. Forse dovrei solo dirlo, e poi scappare.

faccio gente, vedo cose

29 June 2008

Epifania della domenica pomeriggio

pubblicato da Se alle 19:08

Ieri sera è stato un bel sabato sera. Tanto cibo, un concerto, tre birre comunitarie, tante persone che non vedevo da un bel po’. Una tipologia di serata che mi mancava molto. Però poi sono tornata a casa e ho pianto, sentendomi di nuovo presa in trappola come l’estate scorsa.

Credevo di essere su un sentiero più sicuro. Insomma, di aver smesso di dare retta alle mie fantasticherie. Invece no. Sono sempre lì che ci giro intorno. Era tanto che non piangevo per questo. Nel rendermi conto della differenza fra realtà e desiderio, intendo. Poi mi sono addormentata. E appena sveglia tutto era passato.

Ma oggi non sto bene. Tutta quella vitalità che sentivo di avere si è sopita di nuovo, e non riesco a vedere alla prossima settimana con curiosità, con voglia, con divertimento. Sento solo la stanchezza del caldo, e la profonda convinzione dell’insensatezza di quello che sto (non) vivendo.

E il perchè di tutto ciò io lo conosco.

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15 June 2008

A me non va mai bene un cazzo

pubblicato da Se alle 0:00

Il periodaccio sta ufficialmente finendo perchè, nell’ordine:

- ho la prospettiva di andare ad abitare con la mia migliore amica nel giro di qualche mese

- fra due settimane smetterò di lavorare al pub, quindi tornerò a non essere costantemente stanca e ad avere tutte le serate libere

- sto imparando una tecnica nuova in laboratorio, giocando con il fosforo radioattivo (beh, si, molti non capiranno, per noi biologeek è un grande PIU’, nella tabella Positivi vs Negativi)

- l’ospitare una ragazza russa (che mi sta insegnando a giocare con il radioattivo) a casa mia per due settimane non si sta rivelando uno stress, ma un’esperienza carina

- fra un mese mi arriverà il nuovo stipendio, che dovrebbe essere di 200-300 euro più alto di quello precedente, quindi smetterò di avere problemi di soldi e non mi sentirò più in colpa a spenderne troppi in birra

- il 24 giugno vedrò i Bluvertigo dal vivo dopo 7 anni

- non devo più vedere il mio ex moroso ogni volta che vado in laboratorio a Modena (eh.. insomma… meno stress, mi sembra normale)

Ma.

Quello a cui riesco a pensare, è che ora è sabato sera, la mia unica sera libera del weekend, e tutte le persone che vorrei vedere stanno facendo altro, invece che passare del tempo con me. Non che io li stia incolpando! È solo che mi mancano. Tanto. E intendo che mi manca la loro presenza nella mia vita come era una volta. C’è chi ha due lavori, chi ne sta per iniziare uno nuovo, chi sta cominciando una vita di coppia finalmente normale, chi tenta di scrivere un libro. Chi sceglie di passare la serata con qualcuno che non sono io, semplicemente.

Poi c’è che è come se ci fossimo tutti un po’ persi. Ora siamo ognuno con il proprio universo, e ogni tanto facciamo le rimpatriate. La mia sensazione, prima, era quella di vivere in una potenziale comune. Di avere tanta gente intorno e di condividere con loro molto del mio tempo, perchè veniva naturale cercarsi vicendevolmente anche solo per stare ognuno per i cazzi propri nella stessa stanza.

Insomma, il problema è che sono sempre qui a rimpiangere il passato. Sono reazionaria e nostalgica. Nell’evoluzione vedo sempre solo quello che viene perso. Non riesco ad essere entusiasta perchè so di star per scollinare. Sono alla cima, e guardo giù verso la pianura da cui sono partita, quella prima della sfacchianata con lo zaino. Quella in cui cercavo disperatamente un sentiero in salita perchè sapevo di star per incontrare la palude. Beh, io di quella pianura non vedo il dolore e lo smarrimento, ma solo quello che non è bastato a non farmi cercare la collina. Quello che mi teneva a galla ma non mi salvava.

So descivere perfettamente ogni mia situazione passata, mi guardo dall’esterno come una provetta detective con la scena del crimine, vedo l’intero e anche le parti e le parti delle parti, i sottoinsiemi e le intersezioni, ma emozionalmente rimango una bimbetta impaurita che vuole solo rimanere nell’abbraccio della mamma.

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26 March 2008

Da A ad A: Urobori, Dawson’s Creek e affini

pubblicato da Se alle 21:11

Le congiunzioni astrali fanno sì che io passi una settimana da teen drama, ogni tanto.

Si, si, lo so che sono io che mi incasino e non è colpa degli dei, ma lasciatemela mettere giù così, che è ben più divertente.

Evviva le pasquette di recrudescenza, e i giorni successivi di straniamento. Evviva quelli che mettono insieme i pezzi dei puzzles. Quelli con cui posso non misurare le parole. Quelli che partono e nemmeno mi abbracceranno. Quelli con cui parlo una volta l’anno e mi capiscono come se ci vedessimo tutti i giorni. Evviva quando gli impegni degli altri cadono proprio nel momento sbagliato. Quando le situazioni che prima mi facevano rabbrividire, ora tristemente non mi fanno nemmeno sogghignare.

Evviva quelli che mi vedono piangere e se ne vanno a pranzo.

Una delle cose migliori dell’ultimo periodo, è che sono tornata a parlare quasi senza filtri con una persona con cui ne avevo messi a bizzeffe, e l’averlo fatto quasi senza accorgermene.

La cosa peggiore, invece, è che ho capito di doverne lasciar andare un’altra, perché non è più quella che credevo (o non lo è mai stata), e anche perché non voglio star male per qualcuno che mi vuol bene un millesimo di quanto gliene voglio io, qualcuno che non mi vede, qualcuno per cui ero il mondo e ora sono solo uno dei tanti suoi satelliti. Ma questa è un’altra questione…

Io parlo, parlo, parlo, e tutti mi dicono che non sto risolvendo, che sono sempre lì a girare intorno alle stesse questioni, alle stesse illusioni di equilibrio. Alle stesse iniziali. Insomma, che non voglio chiudere e lasciarmi le persone alle spalle. Eh, no, non voglio, in effetti.

Insomma, negli ultimi giorni non è che me ne siano capitate di tutti i colori. Però era da un po’ che non sentivo questo fermento di pensieri, sofferenze, parole e abbracci. Di voglia di aprirmi, di condividere, di mettermi in pericolo.

Non c’è stato nessun deus ex machina, nessuna manna dal cielo, nessuna situazione da la vita imita l’arte. Cioè, magari una un po’ si, ma solo un po’.

Semplicemente, scrivo di nuovo in triadi, e questo è un buon segno.

Si, era tanto che non parlavo.

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22 February 2008

Sono un bollitore

pubblicato da Se alle 19:38

che dopo un po’ sfiata, facendo uscire vapore bollente.

No, non ho niente di scottante da dire. Però se sei abituato a non esserlo, un bollitore, ma ad avere dentro una pressione sempre bassa perchè ci sono molte valvole che facilmente si aprono, poi, quando queste non si aprono più come vorresti, o sono del tutto serrate, allora anche le piccole cose ti sembrano vapore bollente.

Se almeno avessi l’ispirazione, scriverei qui quelle piccole cose. Ma forse ho bisogno di vedermi presente nella vita vera, prima di avere sul serio qualcosa da scivere. Insomma, mi so leggere solo se interagisco con qualcuno.

C’è che sta per iniziare il weekend, e da un po’ non lo aspetto più con ansia. Ne ho timore, invece di sentirmi sollevata.

Aspetto con ansia la fine dell’inverno, e forse del letargo. Non ho mai sentito tanto il freddo come quest’anno.

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20 January 2008

Le chat di tarda notte

pubblicato da Se alle 3:00

Pochi minuti fa sono tornata a casa dopo un concerto mentalmente nostalgico, ho acceso il computer, aperto Gmail per controllare la posta e ho pensato “chissà se c’è qualcuno connesso”.
E mi è tornato in mente di una notte, un anno e mezzo fa, quando, dopo un concerto, sono rimasta a casa del mio moroso; lui è andato a dormire subito, mentre io mi sono seduta al PC per calmare un po’ il cattivo umore (era stata una serata mentalmente stancate e fastidiosa), e per coltivare la mia sete di indipendenza da lui facendo qualcosa per conto mio. Ho trovato connesso quello che sarebbe diventato, nella mia mente, per quell’estate, il mio compagno di sbronze. Abbiamo parlato per quasi un ora e mezza.

Sono andata a cercare la chat nella cronologia, e l’ho trovata.

L’ho letta, e mi sono commossa. Perchè ricordo ogni cosa. Come mi sentivo arrabbiata, delusa e stanca. Come avevo voglia di divertirmi e di scappare dalla pesantezza che mi sentivo ogni momento addosso. Ricordo che mi sentivo come una bambina cattiva che disubbidisce ai genitori, stando a chattare con lui fino alle 3 e mezza. E che non mi importava, perchè era quello di cui avevo voglia e sete.

Ho passato un estate meravigliosa e dolorosa, quell’anno. Ho scoperto di avere un amico, e che non è così difficile e faticoso trovarne altri. Ho scoperto come si vive nel mondo senza avere sempre qualcuno che ti protegga. Ho sentito di voler perdere questa protezione perchè mi soffocava. Quell’estate, mi hanno tenuto a galla solo le nottate passate sul tetto di un supermercato, nei parchetti, nei garage sotterranei, nei pub per nottambuli. A prendere due birre alla volta in un bicchiere di plastica, che il locale sta per chiudere. A parlare a ruota libera per ore con una naturalezza che non sapevo di avere. A farmi scaricare a forza dalla macchina alle 4 del mattino, ubriaca, e a svegliarmi alle 8 per andare in laboratorio ancora ubriaca. Se non ci fosse stato questo, se questo amico non mi avesse allenato all’amicizia e al non aver paura della vita, se non mi fossi finalmente svegliata dal letargo, sarei ancora lì, senza evoluzioni, sempre uguale a me stessa, in un ruolo che non sentivo mio, insoddisfatta e spenta .

Tutto questo, l’ho letto nelle nostre parole di quella chat di tarda notte. Ho risentito il fermento che avevo nello stomaco. E mi sono commossa perchè mi mancano le nostre chattate così spontaneamente importanti (se volessi prendermi in giro, direi emo.. :) ), e mi manca qualcuno a cui aprirmi come facevo quell’estate, che mi mostri il libretto di istruzioni senza sapere di averlo.

Mi mancano le chat di tarda notte, o meglio, mi manca l’archetipo della serata passata a parlare del senso della vita senza accorgermene. Tutto qui. E, purtroppo, non è poco.

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29 December 2007

Scrivo con una mano e mezzo

pubblicato da Se alle 23:13

Non che sia difficile. Dopotutto della mano sinistra per digitare ho sempre solo usato pollice, indice e medio, e solo per le lettere prima della R, della D e della C. Non una gamma così alta da gestire con un dito in meno, quindi. Poi ho notato che con una parcentuale di moncaggine ho perso quasi del tutto l’abitudine agli errori di battitura in chat. Ah, che manna dal, cielo, questo dito malato!

…vabbè, comuque.

Sono in un sabato sera di eremitaggine autoinflitta. Perchè? Boh.

Solo, non avevo voglia di uscire per i motivi giusti, quindi ho deciso di fare l’adulta, per una volta, e di starmene a casina mia a guardare la seconda serie di Heroes. E a leggere. E ad ascoltare un po’ di musica che aspetta di essere testata. Magari anche a cercare i Best of dei video musicali del 2007.

Perchè mi sono stancata di uscire sperando in una serata speciale che non arriverà. No, non offendetevi, voi che leggete e con cui mi intrattengo ultimamente. Non è colpa vostra, anzi! Non mi siete venuti a noia, non mi avete fatto nessun torto, mi piacete ancora. È che ho sete di altro. Non so nemmeno di cosa, esattamente.

Si, e cosa credi, che imbozzolandoti ti arrivi questo sconosciuto qualcosa dal cielo? mi direte…

No, no, calma!! Non aspetto niente!! Ho solo capito di dover cambiare un po’ la gestione del mio tempo. Di dover fare certe cose solo se davvero ne ho voglia, e non per la speranza di passare una serata che mi riempia, che mi faccia andare a letto serena e sognatrice. Perchè ne ho avuti tanti nell’ultimo anno, di questi momenti in cui mi sono sentita bella, geniale e onnipotente. Ma è stato così perchè avevo bisogno di gente intorno, di discorsi sul nulla e sui massimi sistemi, di birra e di risate per sentirmi appagata.

Ora ho solo il desiderio di essere presa tra le braccia e tenuta stretta. Per un tempo indefinito. Come se fosse una necessità. Come se fossi un neonato.

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29 October 2007

Oggi ho gli occhi a cuore

pubblicato da Se alle 15:44

tipo così:

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23 October 2007

Con questo post mi supero. No, anzi, supero chiunque

pubblicato da Se alle 1:50

nella categoria emo, intendo.

Un giorno un ragazzo mi ha regalato un forchettone di legno. Lo capisco solo ora, quanto fosse importante, quel gesto. E io, in quel momento, ne sono stata quasi infastidita, forse anche perchè stava cominciando il mio periodo di quindicenne.

Mi dispiace. Di averti deluso. Di aver cambiato i piani. Di aver buttato via senza pensarci il pensiero del futuro.

Ma non lo rinnego. Perchè mi sento più viva, ora, dopotutto. E ancora aspetto. Di tornare sulla terra sul serio. Ancora vago, mi struggo e non concludo granchè. Ma è sempre meglio che sentirsi in un body-bag che ti sta stretto, anche se in compagnia, senza avere nemmeno la curiosità di vedere se ce ne sono altri lì intorno, oltre al tuo.

Io mi sto allenando. Ad aprirlo, uscire e ritornare dentro. Credo sia questo il segreto. Non so e vorrò di nuovo qualcuno che mi regali un forchettone di legno. Forse mi basta qualcuno che mi porti un po’ di cioccolato e di musica.

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