Quanto è giusto mostrare al prossimo la propria rabbia? O la propria delusione?
Dipende dalla persona, direte voi. E anche io.
L’unico fattore discriminante, per me, è sempre stato il capire se sia o no deleterio far vedere questa mia rabbia. Se il mostrarla possa servire da stimolo per risolvere, o almeno per scatenare una qualsiasi reazione. Questo fatto non è del tutto salutare, perchè facendomi guidare solamente da un fattore finalistico nell’ultimo anno mi sono tenuta dentro molte cose che avrei voluto invece gridare. Avrei voluto fare la guerra e vincere solo per la soddisfazione di vedere il nemico chiedere pietà. Ma ho sempre scelto di non farlo perchè la mia priorità era il ricostruire, il rimettere a posto, il non modificare il rapporto (dipendentemente dalla persona di riferimento).
Quindi il mio fegato si è rovinato anche un po’ per questo, oltre che per la birra.
Il problema si presenta quando non sai più scegliere se inserire la persona nel gruppo degli ignari o dei consapevoli.
Ora non so più che fare. Avrei una gran vogli di litigare e di gridare tutto quello che penso senza filtri. Proprio con l’intento di tirarci le cose addosso (metaforicamente, và). Dopotutto, avevo deciso di lasciar perdere tutto, no? Di non credere più che avrei ricostruito. Perchè non riesco a farlo? Forse perchè non ci sarebbe nessuna battaglia. Perchè l’altro scapperebbe, senza nemmeno esserne cosciente.
Se credo di esserti superiore, perchè dovrei perdere del tempo dandoti corda? è il suo atteggiamento inconsapevole
Io non credo di esserti superiore, ma solo di essere nel giusto, per cui mi piace il confronto. è invece il mio
Purtroppo, le persone che hanno il mio stesso modo di percepire la vita e le relazioni appartengono al gruppo degli ignari, oppure semplicemente non ho niente di cui litigare.
Ok, ho capito. Palesare la rabbia serve solo se l’altro ha la capacità di mettersi in discussione. La mia parte di adolescente supponente ha sempre ragione, vedo.
