Halloween è passato anche quest’anno, di nuovo senza spargimento di sangue.
Ho la carne greve al collo e ai polpacci. Solo per aver ballato. Sono un cadavere.
L’ubriacatura è stata del grado giusto. Niente vomitilla, niente molestia.
Alcuni momenti di oscurità si sono presentati. Non li ho affrontati con saggezza, come al solito, ma rifugiandomi nel body bag.
Ho continuato a guardare la camera di fianco al bagno con Mah…. come sottotitolo.
Ho letto poco, mangiata una quantità di patatine non appropriata al’evento e sentito lo spirito del luogo piuttosto lontano da me.
Forse perchè mancava Vanity Fair. O forse no.
Mi sono preoccupata di tutto quello che poteva turbarmi, senza invece cercare ciò che volevo. Sono delusa e turbata.
Sto guardando High School Musical 1. E no, non mi sta piacendo.
Avevo dimenticato quanto quella casa mi trasmettesse serenità.
Inaspettatamente, alle 9 del mattino, al cellulare lasciato per sbaglio acceso durate la notte è arrivato l’invito di una giornata a far nulla in montagna. Dopo essere andata a dormire alle 4, mi sono ritrovata sveglia e di ottimo umore. Finalmente.
Ho messo in borsa L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani di Umberto Galimberti e l’ultimo numero di Vanity Fair. Ho lasciato gli occhiali da sole perchè di sole non se ne vedeva, in giro. Ho preso la pastiglia giornaliera di antistaminico e son partita.
Era quasi un anno che non tornavo, escludendo due settimane fa, in cui stavo maluccio e non mi sono goduta la giornata per nulla. Sono partita senza aspettative ne pregiudizi, come una volta.
Tutto è stato come lo ricordavo. I libri. Il camino. Il pranzo a caso. Il non programmare nulla. Il dormire sul divano nell’entrata. Il tempo che sembra non passare. Il feeling. Le sdraio. I tomentoni che nascono e si spengono in una giornata. Era tanto che non mi sentivo così tranquilla e in pace.
Mi sono sentita di nuovo come un anno fa. Quando non avevo problemi a manifestare il mio entusiasmo, a far vedere che mi stavo divertendo, che stavo bene, che ero felice di trovarmi lì, con un amico, ognuno nel proprio tibet, a dirci 10 parole in un ora, ognuno immerso nel proprio libro, consapevoli della presenza dell’altro e sapendo di non doverne tenere conto, se non nel momento in cui avremmo voluto tenerne conto.
Quella casa farà sempre parte della mia mitologia. Sarà uno di quei posti a cui tutto si ricollega, anche se in 8 anni non ci avro passato più di 30 giorni in totale. Come se fosse il posto in cui mi ricarico, in cui devo soggiornare ogni tanto per metter a tacere tutti i fantasmi per poter poi tornare nel mondo reale di nuovo in grado di gestirmi. Qualche ora nel mio eremo preferito, e potrò posporre per qualche giorno, o magari eliminare, il momento del crollo.
Era esattamente quello che mi serviva, ieri. Anche se non lo sapevi, e anche se in un certo senso te l’ho già detto, grazie.