Ho voglia di scrivere. Non stasera, ormai il letto mi aspetta. Ma è un bel po’ che non mi guardo. Ieri ho finito la Tesi, quindi ora posso tornare a crogiolarmi e piagnucolare. Uh, vi mancavo, nevvero?
Ho voglia di scrivere. Non stasera, ormai il letto mi aspetta. Ma è un bel po’ che non mi guardo. Ieri ho finito la Tesi, quindi ora posso tornare a crogiolarmi e piagnucolare. Uh, vi mancavo, nevvero?
Questi ultimi viaggi in treno mi scatenano una gran volgia di scrivere post. Me ne creo almeno due a volta. Poi arrivo a casa, ed è tutto sparito. Sia le parole che la voglia.
Ultimamente non sono mai soddisfatta di quel che scrivo. Ho una grande urgenza di farlo, e per questo, poi, non li curo. C’è poi che vorrei scrivere di tanto altro, non pubblicabile così pubblicamente (sigh..), quindi, quando mi trovo in questo luogo succedaneo della famigerata pagina bianca, riesco a trovare le parole giuste solo per i miei pensieri più privati.
si si, lo so, che palle…
Fra una settimana dovrò tornare alla solita routine. Il problema è che per me la routine sarà fatta primariamente delle solite questioni irrisolte che si portano dietro nostalgie che si portano dietro rabbie che si portano dietro paranoie e che alla fine, in tutto questo marasma, fanno nascere un grande e solenne ’sticazzi!! , il quale mi fa ancora sperare in un cambiamento. Sempre per la questione che se vuoi, puoi.
Dopo quest’ultimo periodo piuttosto intricato rispetto al mio solito fraseggiare, mi ritiro nel mio sonno e spero in una non lontana epifania.
Sapete perché non scrivo? Perché ho pensieri ossessivi, e niente di interessante da analizzare, interiorizzare e metaforizzare. Dawson’s creek si è dissolta così, in un battere di ciglia, e io nemmeno lo sapevo.
E, sapete, alla fine mi manca.
Perché almeno, nella sofferenza mi sentivo eroica, speciale.
Poi.
Mi sono stancata di essere nostalgica. Cioè, di essere solo nostalgica. Vorrei un po’ di sentimenti nuovi.
O forse, vorrei una di quelle chiacchierate infinite. Quelle in cui ogni parola è al suo posto, gli argomenti sono quelli giusti e senti che ci sei tu in ogni cosa che dici. Che sei davvero tu a dirle. Che le dici perché sono loro, le parole, ed è quello, il modo di dirle, e non importa chi è la persona che ti sta ascoltando, ma solo il fatto che stia capendo tutto, perfettamente.
Qualcosa di simile l’ho provato giovedì scorso. Con una persona con cui non avevo mai parlato prima. Abbiamo parlato di libri. Di come scrivere e di quale sia il punto, nello scrivere. Di cosa fa di un libro o un racconto qualcosa di valido. Il chiacchierare è durato poco, purtroppo, perché io sarei rimasta a parlare per ore. Avevo sentito la scintilla in me, e volevo coltivarla.
Vabbè, alla prossima, mi dico. Ne sei ancora capace, ragazza. Non hai più il compagno di sbronze con cui andare a vagabondare sui tetti dei supermercati, né la sorella con cui parlare involontariamente fino alle 5 del mattino. Non hai più il compagno di vita con cui fonderti, né l’adolescenza rinata che ti fa sentire ogni cosa al parossismo. Ma hai ancora le antenne. Vedi ancora il mondo e le persone, e sai accenderti al momento giusto. Forse un po’ meno spesso di prima, ma ci riesci.
Attendo con ansia l’episodio pilota. Va bene anche uno spin-off, basta che sia un pilota. Niente cambio di attori per lo stesso personaggio, però, mi raccomando, che qui non siamo mica in una bieca soap-opera. Accetto autocandidature, soggetti o sceneggiature, ma il regista qui sono io, ricordatelo. Regista e attore protagonista. Io decido. Io penso. Io vivo.
E tutti voi siete solo il mio mondo, e il mio specchio.
Grazie per l’attenzione, e buona notte.