Questi ultimi viaggi in treno mi scatenano una gran volgia di scrivere post. Me ne creo almeno due a volta. Poi arrivo a casa, ed è tutto sparito. Sia le parole che la voglia.
Ultimamente non sono mai soddisfatta di quel che scrivo. Ho una grande urgenza di farlo, e per questo, poi, non li curo. C’è poi che vorrei scrivere di tanto altro, non pubblicabile così pubblicamente (sigh..), quindi, quando mi trovo in questo luogo succedaneo della famigerata pagina bianca, riesco a trovare le parole giuste solo per i miei pensieri più privati.
si si, lo so, che palle…
Fra una settimana dovrò tornare alla solita routine. Il problema è che per me la routine sarà fatta primariamente delle solite questioni irrisolte che si portano dietro nostalgie che si portano dietro rabbie che si portano dietro paranoie e che alla fine, in tutto questo marasma, fanno nascere un grande e solenne ’sticazzi!! , il quale mi fa ancora sperare in un cambiamento. Sempre per la questione che se vuoi, puoi.
Dopo quest’ultimo periodo piuttosto intricato rispetto al mio solito fraseggiare, mi ritiro nel mio sonno e spero in una non lontana epifania.
Questa estate non sta andando per niente come speravo. Ma comunque…
Ho passato una settimana a parlare di uomini. Ne ho abbastanza. Se almeno ci fossero, sarebbe più divertente, parlarne. Così, mi sembra di sprecare tempo e aria.
Ho visto Trieste. Ho visto il mare e mi sono goduta il vento. Ho ricevuto confidenze. Ho riso per 4 giorni senza che fosse mai troppo. Ho letto poco, parlato tanto e comprato cinque libri e una camicia. Non ho trovato nessun negozio di dischi. Ho scoperto che gli uomini triestini sono molto disponibili e gentili (non ho mai ricevuto tante offerte di aiuto ad orientarmi in vita mia). Ho inveito contro il comune di Trieste che spreca le proprie attrattive culturali (il museo su Svevo e Joyce… non andateci, non fatelo mai! Una vergogna…). Ho bevuto birra sul lungomare e fatto tante foto. Non ho controllato la posta nemmeno una volta.
Poi sono tornata, a non c’era nessuno. E avrei voluto parlare con i miei amici, ma non c’erano. Stasera neppure. Sono a corto di parole. Di pensieri e di volontà. Quello che vorrei dire, qui non lo posso dire. E forse nemmeno in altri luoghi e con altre forme linguistiche.
Insomma, questo è la prima estate da un po’ senza nessun leit motiv. Troppo tardi per crearmene uno. Nessuno che mi darebbe corda. Passo il tempo a cercare riempitivi per non pensare. Io l’estate volevo mi ricaricasse. Sta succedendo il contrario.
Mi ci vorrebbe un nuovo guastatore. O una nuova nazione.
Ieri sera è stato un bel sabato sera. Tanto cibo, un concerto, tre birre comunitarie, tante persone che non vedevo da un bel po’. Una tipologia di serata che mi mancava molto. Però poi sono tornata a casa e ho pianto, sentendomi di nuovo presa in trappola come l’estate scorsa.
Credevo di essere su un sentiero più sicuro. Insomma, di aver smesso di dare retta alle mie fantasticherie. Invece no. Sono sempre lì che ci giro intorno. Era tanto che non piangevo per questo. Nel rendermi conto della differenza fra realtà e desiderio, intendo. Poi mi sono addormentata. E appena sveglia tutto era passato.
Ma oggi non sto bene. Tutta quella vitalità che sentivo di avere si è sopita di nuovo, e non riesco a vedere alla prossima settimana con curiosità, con voglia, con divertimento. Sento solo la stanchezza del caldo, e la profonda convinzione dell’insensatezza di quello che sto (non) vivendo.
Come molte troiette del grande e piccolo schermo, dalla settimana prossima andrò in un centro di riabilitazione, chiamato Casa Mia.
Ci resterò per un mesetto, tentando di ristabilirmi dall’iperesposizione ai rapporti umani che ho avuto negli ultimi mesi.
I miei intenti sono:
- leggere migliaia di libri
- guardare migliaia di film
- drogarmi con qualche serie tv
- dormire fino a mezzodì almeno 4 giorni a settimana
- riprendere contatto con mia madre, che ormai mi crede un’affittuaria
- entrare nella caverna e trovare il mio animale guida
Inoltre dovrò trasferirmi (pian piano, eh… che fretta c’è?) nella nuova casa di Modena, decidere cosa portarmi dietro e cosa lasciare.
Comunque non è che farò l’eremita, no, no. Semplicemente durante il giorno cercherò di godermi un po’ di solitudine. Poi, a chiunque di voi nel mondo mi chieda di uscire, è impossibile che dica di no, a meno che io non stia vomitando sangue. Dopotutto, non sono ancora pronta ad abbandonare sesso, droga e rocchenroll.
Spero in un Agosto strano come il resto dell’estate già trascorsa. Spero in un mese di sciiiivola e di leggerezza.
Di non esser più scura e triste come Meredith Gray. Di essere più uomo e meno donnetta.
no, no, in realtà la cosa in cui spero di più è che nel prossimo video Avril Lavigne faccia vedere almeno un po’ le tette.
e sti cazzi: sono mesi che rompo le balle a tutti per andarli a vedere e poi me ne dimentico!!!
stasera forse alla fine vado a una festa della treviso indie, da quel che ho capito ci son proprio tutti tutti… ma poi ste cose mi piacciono fin lì (chi mi conosce lo sa) per cui mi sa che sto in casa a guardarmi tutta la trilogia dei pirati dei caraibi e vaffanculo!