Su ispirazione di questo post, mi appunto gli elementi che, nel futuro, mi faranno risentire l’odore di questa estate.
i video che ti segnano la giornata. l’ombrello-ello-ello di Rihanna, Gino e l’Alfetta, la french manicure dei Tokio Hotel
l’ego
sentimentaaaaaal
gli occhiali grossi
Babeffe
pensieri #
il divano letto di Ilaria e le lenzuola in lavatrice
il violinista del piano di sotto
i vegeto parties
il cerchio
il 14, il 26 e il 27 luglio. E anche il 7, và.
i bicchieri della Harp rubati al Griffin’s
le granite siciliane
la cintura di traverso
il progetto di un romanzo
Heroes
Harry Potter 7
le groupies
a tutti quelli che hanno vissuto con me questi sapori, odori, immagini, parole e musica.
… vediamo cosa ci porterà il freddo, quest’anno.
La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita, dice Oscar Wilde, e io sono sempre più d’accordo, anche se al posto della parola Arte inserirei Serie TV. Mi sono ritrovata infatti in una serie di situazioni che non credevo possibili nella vita vera, o meglio, non credevo possibili tutte insieme contemporaneamente. Non ho mai creduto nei Deus ex Machina, ma sto cominciando a ricredermi.
Roba che nemmeno a progettarla, sarebbe stata possibile. Roba che “si, si, vabbè, che stronzata, proprio mentre aveva il pene nella crostata doveva entrare suo padre” oppure “si, proprio la migliore amica del fratello della compagna di stanza della scopamica di mio cuggino dovevo incontrare in Islanda a mangiare testicoli di montone“. Non che mi siano successe queste cose, era solo per far capire l’atmosfera…
Comunque, non è di quali siano queste mie esperienze di vita che voglio trattare (eh… speravi ced..). Il mio intento è la riflessione su quanto sia straniante rendersi conto di vivere in Dawson’s Creek, e quanto allo stesso tempo sia reale e un po’ doloroso.
Già so che i miei compagni del Cast of Characters non saranno d’accordo e me la meneranno dicendomi che è tutto nella mia testa. A quel punto la mia risposta sarà: beh, non sai cosa ti perdi. Perché la ricerca delle analogie tra Arte (Serie TV in questo caso) e Vita è uno dei miei più grandi piaceri. Le metafore mi nutrono. Il cinismo di paragonare se stessi e gli altri a Joey Potter o Tre Cuori in Affitto mi rende orgogliosa e mi permette di vedere con leggerezza molte situazioni che altrimenti mi metterebbero ko.
C’è che però non è del tutto vero. Questa mia tendenza al parallelismo non mi salva sempre. Chè dopotutto sono una donnetta, e le donnette crollano, prima o poi.
C’è anche che la puntata con il ballo, o quella con tutti che vanno all’università, o ancora quella con il “dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli, ora siamo tutti amicici e volemose bbene” potrebbe anche esserci, o esserci stata, però non sarà mai la puntata finale della serie. A meno che qualcuno non spenga la tv.
Ma la consapevolezza che non c’è uno sceneggiatore, e che almeno le mie azioni sono sotto il mio controllo ogni tanto mi fa dire:
Ma ’sticazzi!
Troieggia o fai l’eremita, ma scegli!
Che in realtà il personaggio non esiste!